I primi di luglio, il Centro Kerigma ha organizzato un corso biblico centrato sulla figura di Giovanni Battista che avevo “incontrato”, in particolare, in due occasioni della mia vita:
— durante la sterilità di coppia, quando mi imbattevo nella Bibbia in storie di donne miracolosamente diventate mamme, come Elisabetta, di figli che poi facevano una “brutta” fine, come Giovanni Battista, e pensavo: Che dono è? Una missione secondo Dio!
— durante il periodo più buio della mia vita, quando avevo letto che Gesù, saputo che Giovanni Battista era stato arrestato, si era “ritirato” in Galilea, come avevo sentito fosse accaduto a me, durante la mia “prigione”.
Avevo bisogno della testimonianza di Giovanni Battista. Avevo bisogno di chiedergli: cugino di Gesù, che hai esultato per lui fin dal grembo materno, che lo hai indicato alle folle, preparando la via; più grande tra i profeti e i nati di donna, come hai sentito la tua fine, mentre Gesù era fuori ad annunciare il Regno? Come hai retto? Che storia è questa?
Partecipo così al corso che mi accompagna dentro la storia di questo testimone che mi riguarda. L’ultimo giorno per me è stato fondamentale. Giovanni, in prigione, manda a dire a Gesù, tramite i suoi discepoli: “Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”. Alle mie orecchie suona: sto vivendo tutto questo davvero per chi vale la pena? Ho riposto la mia fiducia nella persona giusta? Giovanni ha bisogno di conferma e la cerca come me.
Gesù risponde: “Andate a dire ciò che vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano e ai poveri è annunciata la buona notizia”. La Parola conferma Giovanni nella sua missione: diminuire e far crescere Gesù. Può portare a compimento la sua vita da testimone che vuol dire martire.
Non è immediato né scontato né facile. Il mio istinto è togliere il pericolo alla maniera umana, semplificare, accomodare, addolcire, romanticizzare: compiere la missione di testimoni che Dio ci dà, è altra cosa.
Possibile solo con il suo aiuto, possibile solo con la forza del suo Santo Spirito, come sperimentato anche al corso durante la riconciliazione.
Dio parla ancora attraverso i suoi profeti, la risposta va cercata nella sua Parola-Gesù che agisce.
Grazie Giovanni Battista, grazie ai fratelli e al corso. Grazie Gesù che sei sceso con me, e con ognuno di noi, nel punto più basso del Giordano. Nessun Dio è come te! Buono e l’amato tu sei!
Stefania



