Michele Patti

CURRICULUM PERSONALE

Nome: Michele Patti.

Generalità: nato a Sciacca (AG) il 29/11/1967, sposato con Daniela Basile dal 24 Agosto 1993 e padre di Giuseppe.

Titolo conseguito:
Diploma di Qualifica di Elettricista Installatore ed Elettromeccanico conseguito nel 10 Giugno 1986 presso Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato di Sciacca e conseguito anche , Diploma di Ragioniere e Perito Commerciale ( I.G.E.A. ) nel 11 Luglio 2006 presso Istituto Tecnico Commerciale Paritario San Vincenzo di Salaparuta (TP).

Nella evangelizzazione
Dal 2009, faccio parte assieme ad altri fratelli e sorelle di una equipe di servizio per l’evangelizzazione che ci riuniamo ogni Venerdì sera in preghiera, seguo tutte le attività Parrocchiali, operatore pastorale a servizio della Caritas e dal 2015 membro del Centro Kerigma.

TESTIMONIANZA DI VITA

Carissimi, sono Michele Patti, nato a Sciacca in Provincia di Agrigento il 29 Novembre del 1967, addirittura quaranta giorni prima del terremoto della Valle del Belice. Questo tragico evento ha fatto si che la mia famiglia, di umili e povere origini, costruisse casa nella periferia della mia città. Pensate che nei primi anni della mia vita, a causa della disagiata condizione familiare, fummo costretti a vivere senza acqua, nè luce, privi di pavimenti e porte, sostituite da semplici tende.

Lontanissimi dalla parrocchia più vicina, fui obbligato a muovermi tramite gli unici mezzi di trasporto disponibili: una moto ape di mio zio e un piccolo motociclo di mio padre. Il mio primo giorno di scuola fu tremendo. Ero talmente traumatizzato che quando chiamarono l’appello scappai e, astuto come una volpe, sfuggii ai bidelli per ritornare a casa. Avevo appena cinque anni e mezzo. Un bambino davvero molto vispo.

Dalla mia casa, sotto le pendici del Monte Kronio, rimanevo affascinato ora dalla sua enorme bellezza fisica, ora dalla storia che conteneva. Infatti, sin dai racconti del mio nonno materno, rimasi incantato delle prodezze di San Calogero, il santo vissuto sul monte, e immaginavo quei momenti come se avvenissero nel presente.

Nel 1977 il Convento dei Frati Calogeriani passa a Parrocchia in mano ai Frati Francescani del T.O.R. che tutt’ oggi sono presenti.
L’allora Parroco P. Guglielmo Pisa, vista la comunità nascente a valle, decise di aprire una Chiesetta, così da agevolare tutti gli anziani e le numerose persone sprovviste di automezzo, lontane fisicamente dall’annuncio della Parola e dell’Eucarestia. In quel periodo nacque nel mio cuore una forte sete e fame di Cristo, così cominciai a partecipare a tutte le iniziative della Chiesetta e a servire durante le Celebrazioni.

Giunto all’età di 14 anni, un giorno, il Vice Parroco P. Giuseppe Pollichino mi chiese se volessi provare ad andare in Convento e cominciare a fare un percorso di esperienza di fede, per vedere se ci fosse una chiamata per un futuro Sacerdozio. Ne fui entusiasmato, contentissimo e non vedevo l’ora di dirlo in famiglia. La prima persona a cui ne parlai fu mia madre, la quale acconsentì senza esitare. Ebbero un atteggiamento decisamente diverso mio padre e il mio nonno paterno, il quale abitava con noi, che mi sbatterono in faccia un categorico “no”.

Andavo crescendo e mi allontanavo dalla Chiesa, pensando solo ed esclusivamente a cose “mondane”. Cominciai a praticare sport come il Full Contact e la Boxe. Questi sport permisero di farmi delle amicizie di un “certo livello” e, vista la mia stazza fisica, e la nomina di grande lottatore, mi arrivarono richieste di lavoro come butta fuori nelle discoteche. Da quel momento la mia vita cambiò. Ne vidi e ne passai tante. Storie e fatti che ancora oggi non posso raccontare perché potrebbero essere nocive per l’incolumità della mia famiglia.

Più andava avanti questa storia, più guadagnavo, più in vista ero, più mi sentivo un principe azzurro con qualità particolari. Tutti, in città e nei paesi limitrofi, parlavano del trio di Sciacca: Michele Patti e altri due. Ci trattavano come dei re, ma in cambio dovevamo essere dei gladiatori a servizio del “potere”, che non era nostro.

Un giorno cominciò nel mio paese una carneficina di notevole entità. Tanti miei amici pian piano venivano uccisi, e questa storia durò per qualche anno. Altri, cominciarono a finire in prigione, e io mi chiedevo quando fosse il mio turno. Però, mi accorgevo che sebbene fossi dentro a situazioni spiacevoli, ne uscivo illeso. Forse qualcuno dall’alto permetteva di farmi vedere tanto per prepararmi ad un futuro diverso? Non so. A 19 anni il mio cuore cominciava ad avere dei cambiamenti radicali: non cercavo più le delizie mondane, ma cercavo qualcosa che mi rendesse felice o quantomeno qualcuno con cui condividere assieme la vita.

Conobbi Daniela, mia moglie, e, in maniera ormai più leggera, continuavo a fare saltuariamente il mio lavoro da butta fuori nelle discoteche, portando assieme a me anche lei, con tutti i rischi possibili.

Un sabato sera andai a lavorare, non sapendo che fosse il mio ultimo sabato in discoteca. Chiesi ad un ragazzino ubriaco di accomodarsi fuori e di rientrare una volta ripreso, considerato il suo comportamento poco consono nella pista da ballo. Da lontano, però, vidi arrivare un signore armato di coltello. Feci segno ai miei colleghi di stare attenti. Lo bloccammo e scoprimmo il suo ampio arsenale costituito anche da armi da fuoco. Non contenti, i malviventi ci aspettarono fino alla chiusura, sparando diversi colpi. Da quel giorno decisi di dire basta.

Sposatomi, il litigio con mia moglie era un’abitudine, perché non mi andava di sentire parlare del cielo e di Dio. Il nostro matrimonio, grazie al mio saper distruggere, ormai era in profonda crisi, e l’unica cosa che ci tenne uniti fu nostro figlio Giuseppe. Poi, passato un po’ di tempo, nella mia parrocchia arrivò un Parroco giovane, rivoluzionario, diventato, purtroppo, quasi una divinità.

Un giorno, in Parrocchia, decisero di portare i cresimandi ad Assisi per una settimana. Daniela aveva cominciato a fare la catechista in Parrocchia, pertanto ci chiesero di partecipare, ma il mio fu un netto “no”. Una settimana prima della partenza, sentendo parlare gli altri, seppi dei pullman pieni e, da furbetto del quartierino, dissi a mia moglie di chiamare il Parroco e dare le nostre disponibilità per la partenza. Il caso volle, o meglio, semplicemente dopo capii che Dio, due giorni prima della partenza, fece liberare improvvisamente tre posti per Assisi.

Il Signore mi voleva incontrare nella città del Poverello di Italia, e così fu. Durante una celebrazione davanti la tomba di San Francesco, mentre il sacerdote consacrava l’eucarestia, mi accasciai e piansi per un’ora. Un pianto strano, di consolazione, come se qualcuno si stesse prendendo cura di me. L’indomani successe la stessa cosa durante un’altra celebrazione all’interno della Porziuncola. Mi sentii male. Nelle catechesi a cui assistetti, venne sempre annunciato l’amore incondizionato di Dio. Un Dio che sa aspettare, un Dio che è delicato, un Dio che bussa alla porta del cuore di tutti senza fare distinzioni.

Il nostro, allora Parroco, ci presentò e ci mise in un’equipe di servizio che aveva rapporti con la Scuola di Evangelizzazione Sant’Andrea, e che stavano organizzando in Parrocchia un Corso di Evangelizzazione denominato “ Vita Nuova”. Da quel momento la mia vita cambia totalmente, al punto tale che cominciai ad evangelizzare nonostante gli scherni da parte dei miei amici, persino uno dei più fraterni: Vincenzo Lucenti. Quest’ultimo, per accontentarmi, partecipò al corso “Emmaus”, della SESA, e anche lui venne travolto dall’amore incondizionato di Dio. Da allora, le nostre famiglie si intrecciano in un cammino di fede attraverso la nuova evangelizzazione, che ad oggi ci vede coinvolti attivamente nel Centro Kerigma.