Vincenzo Speciale

CURRICULUM PERSONALE

Nome: Vincenzo Speciale

Generalità: Nato a Siracusa il 18 agosto 1949. Sposato con Luisa dal 16 dicembre 1972 e padre di Ielsa, Ileana e Sabrina.

Titolo conseguiti: Diploma di Ragioniere presso l’I.T.C “A. Rizza” di Siracusa.

Studi religiosi: Diploma accademico in scienze religiose conseguito presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Metodio di Siracusa.

Nella evangelizzazione:
Dal 1997 ha preso contatto con la Scuola di Evangelizzazione Sant’Andrea attraverso i corsi di evangelizzazione. Dall’ottobre 2004 al dicembre 2009 è stato il responsabile, assieme a Luisa, della Scuola di Evangelizzazione Sant’Andrea della Parrocchia S. Lucia di Augusta. Dal 2013 è membro del Centro Kerigma per la Nuova Evangelizzazione.

Predicazione ed evangelizzazione: In Italia, Ucraina, Polonia ed in Guinea Bissau (Africa).

TESTIMONIANZA DI VITA

La fase acuta cominciò quando le mie granitiche certezze incominciavano, come le cisterne screpolate, ad avere crepe: "Ma perchè dovrebbe volere proprio me? Materialista, mangiapreti, egoista, presuntuoso. E poi per fare cosa?".

Mi ritenevo un “arrivato”, avevo battuto tutti i record nella carriera lavorativa; in politica ero il segretario del Partito Comunista della mia Città; avevo tre figlie ed una moglie stupenda; a soldi stavamo abbastanza bene… eppure ero sempre irrequieto, nervoso, ombroso, intollerante ed in famiglia non andava per niente bene. La vita si trascinava stancamente e facevo di tutto per non stare molto in casa.

La notte del 13 dicembre 1990 rappresentò per tutti gli abitanti della provincia di Siracusa un evento che cambiò la vita di molti. Adesso posso dire che la mia fu stravolta da quell’evento: un terremoto fortissimo che mi distrusse la casa in cui abitavo e mi buttò in mezzo ad una strada dando un colpo mortale a tutte le mie certezze materiali.

Questo triste evento mi mise in contatto con un gruppo parrocchiale che si occupava di dare assistenza a tante famiglie bisognose e con il loro capo. Sempre discreto, quasi nell’ombra, come non sapesse nulla. Di nome Padre Angelo Saraceno. Ma era a conoscenza di tutto e di tutti, sprone e freno, acqua e fuoco in una situazione esplosiva che poteva degenerare da un momento all’altro.

La sua parola d’ordine era stata: sempre schierati a difesa dei più deboli, di chi soffre, di chi ha bisogno di un conforto morale e materiale, con gratuità e spirito di servizio. Qualche dubbio iniziava ad affiorare fra le mie granitiche certezze: "Fà che ancora esista qualcosa di buono nel mondo ed io ci sono cascato in mezzo?".

Fino a qualche mese prima vedevo la Parrocchia, ma più in generale la Chiesa, come un rifugio di persone mollicce, insicure, perditempo, rendicontiste, bigotte, ipocrite, soprattutto ipocrite. Che si battevano il petto dentro e poi fuori si comportavano peggio degli unni. I preti, le Messe, il paradiso, l’inferno ... tutta roba per bambini e vecchietti.

Ma piano piano cominciavo a scoprire cosa si faceva in Parrocchia oltre che a pregare ed a battersi il petto. Scoprivo che c’era una marea di giovani impegnati a ritrovarsi, a discutere, lontani dai pericoli della strada. Avevo scoperto la Caritas, scoprivo ora un grande sogno: il progetto del Centro Sociale Utopia.

"Ma questi sono veramente pazzi!" - pensavo - Vogliono realizzare un’opera immensa come quella senza l’aiuto delle istituzioni, senza chiedere niente al Comune, alla Regione, allo Stato. Non ci riusciranno mai! Avevo dimenticato di già quello che erano riusciti a fare nella vicenda del terremoto.

Ben presto dovetti riconoscere che cominciavo a vedere la Parrocchia come una grande casa comune con tante braccia e menti che lavoravano per migliorarla e che davano la loro disponibilità a Padre Angelo. Sapevo che Padre Angelo fosse un trascinatore, un uomo deciso, coraggioso ma non sapevo che sarebbe diventato lo strumento principale della svolta della mia vita.

Dopo qualche anno, precisamente il sei di novembre del 1993, fui invitato a partecipare ad un piccolo corso di quattro giorni. Dissi di si solo perché mi sembrò brutto dire di no ma avevo già deciso che non sarei mai andato… ed invece il 26 di quello stesso mese partii per quella esperienza. Per tre giorni mi rifiutavo di ascoltare qualsiasi cosa ed ero convinto di non aver “sentito” nulla ma la notte del terzo giorno spensi la luce e sentii una voce interiore che diceva: Ha ragione Luisa: tu hai paura, hai paura di poter cambiare idea, di dover ammettere che la tua vita è stata quasi tutta un fallimento ed allora ti ostini a non voler “sentire” nulla.

"Ma quale fallimento?". Alla mia famiglia ho dato tutto quello che potevo e molto di più. Stanno bene, non manca loro nulla; mi ammazzo di lavoro per loro; sono onesto, non ho rubato mai una lira a nessuno. Ho fatto politica ed ho impegnato tanto tempo per gli altri senza chiedere nulla in cambio: nè posti di potere, nè tornaconti personali, nè favori. Sei ingiusto, perchè dici che la mia vita è un fallimento?

"Ammettiamo che tu non abbia fatto nulla di male come dici, ma cosa hai fatto di bene? Si, ti sei dedicato anche agli altri, ma li amavi o lo facevi solo per dovere? Quante volte hai criticato, sparlato, offeso, ingiuriato, schiacciato gli avversari che perdevano, maltrattato persone solo perchè non erano del tuo partito o non la pensavano come te? Quante volte sei stato arrogante nel giudicare gli altri e poi... ti ricordi di quel tuo collega..."

Basta, non ne potevo più. Erano già quasi le cinque del mattino. Mi alzai, andai in bagno ed incominciai a lavarmi. Per tutta la mattinata la mia mente fu ancora occupata dai pensieri notturni. Non seguivo nulla di tutto quello che si diceva. Quasi meccanicamente eseguivo le disposizioni e nulla sembrava interessarmi. Ad un certo punto sentii una frase, chiesi che la ripetessero e la annotai: "...Come chiaramente ci ha detto il Signore: senza di me non potete far nulla. Notate bene ha detto nulla, non poco o qualcosa. E’ quindi indispensabile, prima di parlare di Dio ai fratelli, parlare appassionatamente dei fratelli a Lui".

Era un invito esplicito ad abbandonarsi fra le braccia di quel Signore che, dicevano, ci aveva scelti uno ad uno. Per la prima volta lo sentii quasi vicino. Quel Dio a cui mi ero rivolto tante volte e che aveva sempre lavorato nell’ombra, ora piano piano si rivelava. Le Sue braccia avevano il nome di Angelo, Roberto, Nuccio, Mimmo e di tutte quelle persone che avevo visto, in quei tre giorni, pregare intensamente. Erano loro e chissà quante altre che, sicuramente, parlavano di me al Signore perchè sentivo che qualcosa cambiava di minuto in minuto. "Ma perchè dovrebbe volere proprio me? Materialista, mangiapreti, egoista, presuntuoso. E poi per fare cosa?".

Durante la Messa, per la prima volta, incominciai a seguire la guida e a rispondere. Padre Angelo ci chiese di scambiarci un segno di pace, mi si avvicinò, mi abbracciò forte e mi sussurrò all’orecchio: "Enzo, ti voglio bene, non preoccuparti vedrai che con l’aiuto del Signore troverai la pace che vai cercando".

Finita la messa tutti andarono a pranzo. Io no. Rimasi in chiesa, da solo. Seduto su una panca mi tenevo la testa fra le mani. Avevo voglia di parlarGli di chiederGli spiegazioni, ma non sapevo come fare. Optai per il modo più confidenziale e diretto possibile. Senti Signore, in questi tre giorni mi hanno detto di rivolgermi a Te come ci si rivolge al proprio padre, spero che Tu mi ascolti perchè ho bisogno di chiarimenti qui e subito.

Non posso più stare in questo modo, non resisto più. Sto sentendo un fuoco che brucia nel mio petto da stanotte. Non voglio ammetterlo ma quella voce che sento sono certo che è la Tua. Non può essere che la Tua. Solo Tu puoi conoscermi così bene. Cosa devo fare?

Io non posso entrare nel tuo cuore - fu la risposta - se non togli di mezzo quel macigno e metti allo scoperto la cloaca che esso nasconde. Spazza via tutto, ripulisci, disinfetta, profuma il tuo cuore se vorrai ospitarmi. Io sarò con te e non ti abbandonerò mai più.

Uscii dalla chiesa per cercare Padre Angelo ma lui non se ne era andato, mi aspettava fuori. Mi prese sotto braccio e mi chiese: "Posso esserti utile? Devi dirmi qualcosa?".

Altro che qualcosa. Ero un torrente in piena. Piansi a lungo, sentivo un bisogno irrefrenabile di liberazione, parlai a lungo con lui e gli raccontai le cose più intime, più nascoste.

A poco a poco mi pervadeva un senso di pace mai provato. Mi assolse di tutti i miei peccati e mi chiese se volessi comunicarmi. Erano più di venticinque anni che non lo facevo e volli accostarmi all’Eucaristia.

All’improvviso, erano le tredici e trenta, il cielo si schiarì di colpo. Una luce intensissima rischiarò la collina e la valle. Mi penetrò dagli occhi fino al cuore.

Rimasi abbagliato, incredulo, stupito da tanta trasformazione. Ogni cosa all’improvviso acquistava il suo splendido colore. Non era più un mondo in bianco e nero. Ero di colpo guarito dal daltonismo.

Non dimenticherò mai le splendide parole di Padre Angelo: "Ero certo che prima o dopo Cristo ti avrebbe afferrato per i capelli. Non resistere perchè potresti restare calvo del tutto. Ti sono vicino e ti stimo".

Da quel momento ho riconosciuto subito i prodigi operati dal Signore nella mia vita ed in quella di mia moglie Luisa che la sera stessa del mio rientro (29 novembre 1993) ha incontrato anche lei il Signore.

Da quella sera io e Luisa abbiamo sentito l’esigenza di stare sempre vicini e di fare insieme tutte le esperienze che il Signore avrebbe voluto regalarci e che lei ha splendidamente raccontate nella sua testimonianza.