Emiliano Amico

CURRICULUM PERSONALE

Nome: Emiliano Amico.

Generalità: Nato in Italia, Ragusa il 23 marzo 1976. Dal 2011 è impegnato presso l'Ufficio di Pastorale Giovanile Diocesana, come responsabile del Progetto Primo Annuncio; inoltre ricopre l'incarico di collaboratore presso l'Ufficio Diocesano Comunicazioni Sociali per la redazione del giornale "Insieme" nella diocesi di Ragusa. Dal 2012 impegnato presso la segreteria nazionale del Centro Kerigma come grafico, web editor e coordinatore per gli eventi/corsi e servizi per vari centri di evangelizzazione locali presenti in Italia. Dal 2014 Segretario del Consiglio Pastorale del Vicariato di Ragusa. Dal 2014 operatore presso la CARITAS.

Studi religiosi:
Studi di Teologia di base presso l'Istituto Teologico san Giovanni Battista, Ragusa.

Nella evangelizzazione
Dal 1998 nella realtà delle “Cellule Parrochiali di Evangelizzazione”, dal 2007 nel progetto Sentinelle del Mattino, dal 2009 nella Scuola di Evangelizzazione Sant'Andrea Italia, dal 2013 nel Centro Kerigma.

Tematiche: evangelizzazione e catechesi.

TESTIMONIANZA DI VITA

“Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” Romani 5,20

A 18 anni ero un ragazzo normale, un giovane come tanti altri, con molti sogni e desideri nel cuore, ma anche con tante paure. Paura di crescere, di essere accettato dai grandi, di piacere alle ragazze. Volevo essere migliore degli altri, ma ero profondamente insicuro e privo di autostima.

Quale futuro mi aspettava? Un bel giorno decisi di crescere e di fare il grande passo: debuttare nella sociètà dei “grandi”. Non fu difficile, perché la via che porta al mondo e alle cose “del mondo” è sempre quella più larga e quella più accessibile. Basta solo un po’ di furbizia e scaltrezza, ma vi assicuro che c’è posto per tutti. Il rischio è quello, però, di venirne inghiottiti, molto presto.

Io avevo tutto ciò che un adolescente avrebbe potuto desiderare. Trovai facilmente il modo per farmi accettare: ero sempre vestito alla moda, ero ambito, riconosciuto, pieno di amici e di ragazze che mi venivano dietro. Facevo il PR per una delle discoteche più rinomate ed importanti della mia zona. Ero un vip, mi sentivo importante perché tutti mi vedevano tale, tutti volevano entrare nel mio giro e nelle mie grazie, e magari ci guadagnavano un ingresso ridotto in discoteca o la tessera per entrare gratis. Tutto ciò sembrava appagarmi. Tutto ciò era il mio tesoro, e ciò mi “faceva prezioso” agli occhi di tutto il resto del mondo. Questo mi importava, niente di più: ero finalmente diventato qualcuno.

Ero felice così, sopra un piedistallo in quel mondo di plastica e fumo, nelle nottate passate in quei capannoni assordanti, stipati come dei topi ballerini o come marionette in vetrina. Il corpo ridotto solamente ad un oggetto da mostrare e da usare. Le mie serate erano entrare in discoteca la sera alle dieci ed uscirne il giorno dopo alle sette di mattina. Mi sentivo un grande, un mito, ma con il passare del tempo mi accorgevo sempre più del vuoto, del non senso che quella vita mi dava in cambio. Un vuoto di apparenze ed illusioni.

Mi ricordo di un periodo che con i miei amici avevamo affittato una casa al mare per l’estate: era diventata la casa del bordello; non c’erano limiti lì dentro, si praticava ogni genere di attività sessuale, che non dava rispetto al nostro corpo e non elevava il nostro spirito. Quella fu l’estate più drammatica della mia esistenza: segnò la fine della mia vecchia vita e l’inizio di una nuova.

Ricordo che la sera di ferragosto, durante un falò in spiaggia, durato fino al mattino, successe di tutto. Fui inghiottito da quel vortice che non aveva fine. Cosi ancora lucido dall’alcol, con le poche forze che mi restavano, decisi di smetterla e andai a casa. I giorni seguenti furono davvero il caos. Vivevo tremende lotte interiori, e nella mia testa rimbombavano i dubbi e le esitazioni di scelte che non riuscivo ancora a fare. Una sera mi ritrovai nella veranda di quella casa al mare. Ero in lacrime e non capivo il perché, o forse non volevo capirlo. All’improvviso ho sentito una voce forte nel cuore che mi chiamava. Come nella Bibbia, “Samuele, Samuele” (1 Samuele, cap 3), io sentii “Emiliano, Emiliano”.

Mi chiamava forte quella voce! Nel pomeriggio un amico mi invitò ad andare messa con lui, e mentre camminavamo mi rimproverò per la mia condotta di vita. Così quella sera tutto mi ritornò in mente. Le lacrime di disperazione rigarono ancora il mio viso, ma non fu ancora il momento di cambiare. La mia vita di apparenza, vestiti alla moda, storie facili, alcool, finte amicizie, stava per avere una forte scossa.

Era il 16 agosto 1998.

All’improvviso mi sono reso conto che a parte la notorietà, fra le mani non mi rimaneva niente, solo un senso di vuoto incolmabile. Ho cominciato così a stare molto male, ero frantumato dentro, ero a pezzi. Ho iniziato in quel periodo il servizio civile in Caritas. Per caso ho conosciuto una suora. Lei fu subito molto materna con me e conquistò la mia fiducia sin dal primo incontro.

Nacque un’amicizia ed io iniziai ad aprirle il mio cuore. Le raccontai tutta la mia vita, i miei errori, le mie difficoltà, i miei peccati. Il mio cuore, in quella condivisione, iniziava a respirare. Lei non mi giudicava mai. Mi disse che non avrei più sofferto, perché c’era qualcuno che mi amava e che non avrebbe permesso più la mia sofferenza; come un padre si sarebbe preso cura di me. Non c’erano parole più adatte per me in quel momento. Ricordo che fecero un tonfo nel mio cuore. Una speranza nuova entrava nella mia vita e finalmente nel buio del mio cuore, uno spiraglio di luce si stava intravedendo.

Quello fu, però, l’inizio di un periodo di grave depressione. Spesso desideravo di morire, ma sapevo di non essere più solo, e di avere Gesù al mio fianco. Il peccato nel quale vivevo mi feriva, aveva scavato nel mio cuore una grotta e non riuscivo più a venirne fuori. “Il salario del peccato è la morte” (Romani 6,23). Contattai uno psicologo e un giorno prima di andare all’appuntamento, chiamai la mia amica suora per confrontarmi con lei. Lei mi ascoltò teneramente e mi consigliò un vero medico che poteva guarire tutte le mie ferite.

Mi disse: “Vedi, Lui non mette sottosopra le persone, come fa lo psicologo, ha un modo tutto Suo di intervenire, ma ti assicuro che lo farà con tanto amore…e questa persona che io conosco si chiama: Gesù!”. Mi aveva annunciato la buona novella, ed io, ogni volta che stavo male invocavo l’aiuto di Gesù. Pian piano ho iniziato ad andare in chiesa, ad avvicinarmi ai sacramenti, a confessarmi e sperimentare il Suo perdono. “Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue malattie; salva dalla fossa la tua vita” (Salmo 103,3-4). Iniziai ad andare in una cappellina adibita all’adorazione Eucaristica, dove trovavo Gesù sull’altare, “l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo”. Lui era davanti a me, tutte le volte che volevo. Ricordo ancora vivamente e con uno stupore immenso che ogni volta che mi trovavo davanti a Gesù, tutti i miei dolori e le mie ferite sparivano.

“Si dimentica forse una donna del suo bambino…. Io invece non ti dimenticherò mai. Ecco ti ho disegnato sulle palme delle mie mani...” (Isaia 49).

Ero in pace quando stavo con Lui, era la mia pillola contro il dolore. Lui, come un amico vero, mi dava la forza per combattere la depressione che invece sembrava non mollarmi. Ho cominciato a pensare che se fossi andato tutti i giorni a messa, la sua presenza quotidiana mi avrebbe aiutato ancora di più. Fu proprio così.

Le catene che mi rendevano schiavo della mia vita passata, cadevano mano mano che la presenza di Gesù entrava nel mio cuore.

Ogni cosa riprendeva valore: il corpo aveva un valore, le giornate avevano un valore, la vita aveva un valore. Dopo aver perso tutto me stesso mi ritrovavo ogni giorno di più. In me cresceva la convinzione che Gesù mi aveva fatto davvero come un prodigio, ed era arrivato il momento di dare una svolta alla mia vita. Così ho iniziato un cammino di fede. Oggi sono diventato una persona nuova, felice, che ringrazia Dio ogni giorno per il dono della vita, per le cose belle e brutte della vita. Mi occupo di evangelizzazione, grazie al Centro Kerigma e al progetto Sentinelle del Mattino.

“Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?” (Salmo 116,12)

Non posso rimanere in silenzio dopo che Gesù ha sconvolto la mia vita: ora c’è bisogno di testimoniare e trasmettere ad altri ragazzi la gioia che solo Gesù ci può dare. Certo i problemi non mancano, e la vita di tutti i giorni ci offre di continuo sfide da superare, ma l’importante è non essere schiacciati dai problemi. Adesso sì che vivere la vita ha un senso! Ne vale la pena, è un dono prezioso da non sprecare e confondere con le cose che invece ci danno solo gioia momentanea. Gesù ci dà la felicità per sempre.

All’inizio pensavo fossero le cose delle quali mi circondavo a rendermi prezioso (soldi, vestiti, ragazze ecc), mentre Lui mi ha detto “Tu sei prezioso ai miei occhi e degno di stima” (Isaia 43,4). Questa scoperta ha sconvolto e ribaltato i miei canoni di giudizio, i miei piani, le mie soluzioni. Così ne ho fatto lo slogan della mia vita. Dio mi ha cercato e pensato dall’eternità, "Ti ho amato di amore eterno” (Geremia 31,3)… io non posso che offrire a Lui tutta la mia vita.